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Concesio, aprile 1995
Cara Caterina,
come ti accennavo l'altro giorno, credo che fare arte sia un tentativo di rendere poetico il mondo degli accadimenti.
Quando per affezione raccolgo nella realtà del mondo, questo atteggiamento mi porta a considerare l'altro con un'attenzione speciale:
egli si stacca dallo sfondo, delimita il suo contorno, acquista una forma, prende rilievo, importanza, spessore. Da individuo diventa,
a me, persona, cosicché il mio stesso esistere rileva la sua presenza e, attraverso il suo sguardo, si modella.
RILEVARE E RIVELARE
La nostra frequentazione puņ cambiare di segno, farsi opera: vorrei proporti una sorta di 'frottage', dove
essere noi al tempo stesso superficie, carta e matita: il rilevato (rivelato) e il rivelatore (rilevatore).
DISTANZA E PROSSIMITA'
Cedere la propria immagine. Meglio, con-cedere allo sguardo. Puņ essere il presupposto per un lavoro che ci ponga in
rapporto di piena reciprocità, un lavoro sullo scambio. Sarà possibile vedermi con i tuoi occhi, far mio il tuo sguardo?
AFFEZIONE COME STATO MORBOSO
Se è vero che ogni percorso si svela nell'attraversamento, potrebbe anche accadere che andare per arte conduca alla vita
(ma forse vale anche il contrario; dipenderà dal grado di affezione?).
Quando mi coglie un senso di profondo smarrimento ho bisogno di ritrovarmi. Fare arte mi lega a persone e cose, mi salva,
fosse anche soltanto un salvacondotto. E' un modo per mettere in forma la realtà, il 'suo' mondo, per rendermelo meno
incomprensibile, per far sì che diventi anche mio.
RACCONTARE
Rileverņ la tua presenza: ho intenzione di utilizzare la videocamera perché mi piace l'idea di raccogliere in tempo
reale per poi prolungare questa azione in assenza, scattando fto dal video. In sequenze, per intrappolare il tempo.
Saranno brevi storie, che ti racconteranno.
Ecco, Caterina. Spero di essere riuscita a trasmetterti quantomeno il senso della mia richiesta.
Avremo modo poi, se come spero accetterai, di riparlarne con calma. Dobbiamo darci il tempoper capire.
Un caro saluto, a presto Paola
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Brescia, aprile 1995
Cara Paola,
Sì, accolgo con gioia l'invito ad un lavoro insieme anzi, come precisavi, reciproco.
Se anche per te l'arte rappresenta il luogo de una possibile comunicazione e dello scambio, per me, che fondo il mio lavoro sulla
comunicabilità delle immagini (o anche incomunicabilità, parafrasando la mia relazione col mondo), lo è a maggior ragione.
L'opportunità che mi offri di lavorare in stretto rapporto libera questa possibilità dello scambio e andando più oltre,
del valore stesso dello scambio nel rapporto di fiducia.
Durante i nostri incontri ho fermato alcuni tuoi sguardi, che tradurrņ in immagini. Immagini diverse tra loro, secondo i miei
stati di coscienza, alcuni precisi, altri appena intravisti, ambientati nei luoghi dove sono improntati i miei ricordi.
Nello specchio che ti offro si rifletterà perciņ anche la tua presenza, come io l'ho percepita. Poi c'è il piacere dell'arte:
piacere che traduce la vita, come nei momenti dell'amicizia.
Nel reciproco sguardo mi auguro di saper concretizzare l'esigenza della comunicazione e dell'arte, per me intesa come scambio autentico.
Ti abbraccio Caterina
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