AFFEZIONE (provocare gli stati d'animo)
CAMPOBLU ARTECONTEMPORANEA
MILANO, NOVEMBRE 1995

Testi di Silvia Lembo, Caterina Matricardi e Paola Sabatti Bassini




Concesio, aprile 1995

Cara Caterina,

come ti accennavo l'altro giorno, credo che fare arte sia un tentativo di rendere poetico il mondo degli accadimenti. Quando per affezione raccolgo nella realtà del mondo, questo atteggiamento mi porta a considerare l'altro con un'attenzione speciale: egli si stacca dallo sfondo, delimita il suo contorno, acquista una forma, prende rilievo, importanza, spessore. Da individuo diventa, a me, persona, cosicché il mio stesso esistere rileva la sua presenza e, attraverso il suo sguardo, si modella.
RILEVARE E RIVELARE
La nostra frequentazione puņ cambiare di segno, farsi opera: vorrei proporti una sorta di 'frottage', dove essere noi al tempo stesso superficie, carta e matita: il rilevato (rivelato) e il rivelatore (rilevatore).
DISTANZA E PROSSIMITA'
Cedere la propria immagine. Meglio, con-cedere allo sguardo. Puņ essere il presupposto per un lavoro che ci ponga in rapporto di piena reciprocità, un lavoro sullo scambio. Sarà possibile vedermi con i tuoi occhi, far mio il tuo sguardo?
AFFEZIONE COME STATO MORBOSO
Se è vero che ogni percorso si svela nell'attraversamento, potrebbe anche accadere che andare per arte conduca alla vita (ma forse vale anche il contrario; dipenderà dal grado di affezione?). Quando mi coglie un senso di profondo smarrimento ho bisogno di ritrovarmi. Fare arte mi lega a persone e cose, mi salva, fosse anche soltanto un salvacondotto. E' un modo per mettere in forma la realtà, il 'suo' mondo, per rendermelo meno incomprensibile, per far sì che diventi anche mio.
RACCONTARE
Rileverņ la tua presenza: ho intenzione di utilizzare la videocamera perché mi piace l'idea di raccogliere in tempo reale per poi prolungare questa azione in assenza, scattando fto dal video. In sequenze, per intrappolare il tempo. Saranno brevi storie, che ti racconteranno.

Ecco, Caterina. Spero di essere riuscita a trasmetterti quantomeno il senso della mia richiesta. Avremo modo poi, se come spero accetterai, di riparlarne con calma. Dobbiamo darci il tempoper capire.

Un caro saluto, a presto
Paola

Brescia, aprile 1995

Cara Paola,

Sì, accolgo con gioia l'invito ad un lavoro insieme anzi, come precisavi, reciproco.
Se anche per te l'arte rappresenta il luogo de una possibile comunicazione e dello scambio, per me, che fondo il mio lavoro sulla comunicabilità delle immagini (o anche incomunicabilità, parafrasando la mia relazione col mondo), lo è a maggior ragione.
L'opportunità che mi offri di lavorare in stretto rapporto libera questa possibilità dello scambio e andando più oltre, del valore stesso dello scambio nel rapporto di fiducia.
Durante i nostri incontri ho fermato alcuni tuoi sguardi, che tradurrņ in immagini. Immagini diverse tra loro, secondo i miei stati di coscienza, alcuni precisi, altri appena intravisti, ambientati nei luoghi dove sono improntati i miei ricordi.
Nello specchio che ti offro si rifletterà perciņ anche la tua presenza, come io l'ho percepita. Poi c'è il piacere dell'arte: piacere che traduce la vita, come nei momenti dell'amicizia.
Nel reciproco sguardo mi auguro di saper concretizzare l'esigenza della comunicazione e dell'arte, per me intesa come scambio autentico.

Ti abbraccio
Caterina




La conoscenza avviene nel tempo, la percezione avviene nello spazio. Il tempo, in cui hanno creato un dialogo, ha permeato lo spazio. La loro realtà è andata aldilà della regola legata alla situazione. Il loro stare insieme ha acquisito valore in quanto essere esperienza vissuta. Si sono modificate mell'inafferrabile immanenza, plasmando un territorio di comune memoria.
'Come un gioco di specchi' si sono conosciute, si sono rese visibili e vedenti. Nella fenomenologia dell'incontro si trova l'altro, solo se lo si è conosciuto nella sua dimensione, solo se ci si inserisce in esso empiricamente. L'altro è cercato perché distinto. Il percorso comune si rende oggetto di conoscenza in quanto atto di coscienza che si è obbiettivata.
Il senso dell'esperienza è dato, allora, nella dialettica dell'incontro-scontro, dalla nascita di un rapporto che ha cercato il legame sopra l'estraneità, che ha guardato verso di sé nell'attimo vissuto, portandolo al lavoro creativo che supera il limite del non ancora conscio. Nel sistema di percezione, affezione e riflessione prende avvio il loro mutamento, nella scoperta di un nuovo essere presenti, che sarà nuovo futuro in quanto erede di un passato di memoria e d'identità.

Silvia Lembo