LEZIONI DI VOLO
ASSOCIAZIONE CULTURALE ZOOM
BOLOGNA, GIUGNO 1999

Testo di Fabiola Naldi




Il desiderio di coinvolgere ed emozionare sono alla base di questa installazione che, contemporaneamente, muta le proprie apparenti sembianze per divenire gioco, intervento ma anche denuncia ed espressione di disagio. Un malessere 'velato', un'inquietudine propria della stessa Paola Sabatti Bassini che sovverte l'equilibrio, smorzando i toni d'insieme mediante l'utilizzo di un gioco, per molti più di un semplice passatempo quale è il giapponese Origami.
Pare proprio che queata tecnica di 'piegare' la materia attragga alcuni dei nostri artisti più bravi, ma l'utilizzo che ne fa questa artista sovverte maggiormente l'interpretazione, caricando il 'play-game' di insidiosi messaggi subliminali. Amplificando l'oggetto, rimaneggiandolo e trasformandolo in un vettore comunicativo interattivo e ipertestuale, il singolo 'origami' diviene un game virtuale pronto a ripristinare sistemi di codificazione diversi e stimolanti.
Perchè è proprio l'intero nostro apparato sinestesico ad essere coinvolto tramite l'ambiguità dell'immagine contenuta all'interno. La ritmicità ludica del gioco viene così spezzata ed intervallata da fasce di colori spiazzanti, quali il rosso del sangue per esempio, un sangue 'realmente' sgorgato, un omicidio effettivamente avvenuto, una violenza ripetura quotidianamente in una società cannibale.
Le immagini esposte, dopo un lungo pellegrinaggio di richieste e permessi, provengono da un reale macello comunale bresciano, dove la nostra artista è rimasta il tempo utile per riconoscere l'odore della morte. E nell'atmosfera dello spazio espositivo l'odore permane, aleggia tra il pubblico, sporcando la verginità della parete e della candida carta utilizzata, trattenendo la sensazione fittizia che '...tanto altro non è che un'azione artistica'.
Ma proprio attorno a questo ruota tutta l'installazione: è il gioco, spiegato nei minimi particolari a divenire perno di un sottile equilibrio, ma proprio il medesimo gioco, ripetuto differentemente, si tramuta in quotidianità, noiosa e banale quanto basta da 'normalizzare' l'evento.
I nostri sensi lentamente si adattano, 'banalizzando' l'estraniante violenza che traspira da ogni scatto fotografico e trattando di conseguenza gli oggetti nel modo più neutro possibile. Una causa ed effetto data da immagini fotografiche a bassa definizione riconducibili alla fiction televisiva che ribalta così il percepibile e contestualizza una 'altra' normalità. Così facendo Paola Sabatti Bassini conduce lo spettatore attraverso emozioni difficilmente spiegabili, plasmando la propria emotività in funzione di una nostra possibile reazione.