VIETATO AI MINORI DI...
GALLERIA FRANCO MARCONI
CUPRAMARITTIMA (AP), OTTOBRE 1999

Testo di Alessandra Galasso




Storie di donne

Guardando le opere di Paola Sabatti Bassini, 'Modelli da Mezzopunto' mi sono immaginata alcune donne sedute in comode poltrone, accanto a un fuoco mentre fuori è buio e piove. Intorno a loro matasse di fili colorati. Ricamando i loro canovacci a turno si raccontano delle storie. Quello che segue è una di queste.
Non si può certo dire che fosse una gran bellezza. Piccolina, un po' rotondetta, Sara portava gli occhiali e indossava vestiti larghi dall'aria un po' dimessa. Era una di quelle ragazze che si è soliti definire 'simpatiche'. Eppure dentro di sé nutriva e coltivava gli stessi desideri e sogni che accomunano tulle le donne, avvenenti o bruttine che siano: vivere intense appassionanti storie d'amore, relazioni travolgenti che cosumano come un fuoco rovente.
Sara spesso fantasticava ad occhi aperti come quando sull'autobus si metteva a fissare un uomo seduto davanti a lei osservandogli le mani, le labbra, le narici, oppure la corta basetta sopra l'orecchio. Poi senza farsi notare, abbassava lo sguardo fino ad arrestarlo in mezzo alle gambe per cogliere fra le pieghe dei pantaloni il dolce e tanto desiderato oggetto dei suoi desideri. Là restava per qualche minuto, cercando di immaginare la forma, la consistenza, l'odore e fantasticando di come avrebbe potuto mutarne la forma fino a farlo diventare grosso e duro al contatto delle sue mani.
Altre volte le capitava invece di passeggiare per la strada e di incrociare, per qualche istante, lo sguardo di un uomo. Allora, in quei brevi momenti, immaginava di fermarlo e, spingendolo contro un muro, di slacciargli i pantaloni, prendergli il cazzo in bocca, succhiarlo così forte da farlo venire in pochi minuti e sentire lo sperma caldo sul suo viso.
Così le capitava ogni tanto durante la giornata di immaginare roventi incontri. Questi pensieri le provocavano improvvise ondate di calore miste a giramenti di testa e una sensazione di umido tra le gambe. Si ritrovava spesso a camminare senza sapere dove si trovasse o che ora fosse, intenta ad annusare l'aria in cerce di odori maschili, di sudore, di sesso. Ogni via, ogni piazza, ogni mezzo di trasporto erano come scrigni che celavano preziosi carichi di tesori da scoprire, da assaporare, da possedere.
E poi un giorno, mentre attraversava la strada, si accorse che un uomo la seguiva. Era alto, moro, con i capelli ricci e la carnagione scura; vestito di chiaro con una camicia bianca e dei pantaloni beige, aveva occhi neri, con pupille come spilli che non smettevano di fissarla. Per un po' Sara camminò, convinta che prima o poi avrebbe cambiato strada; lui invece continuò a seguirla. Proprio ora che pareva stesse per avverarsi una delle sue fantasie Sara era intimorita e imbarazzata e non sapeva come comportarsi. Decise infine di rallentare il passo. Lui intanto le si era avvicinato e, guardandola negli occhi, le fece un leggero cenno indicandole un portone lì vicino. Entrarono e dopo pochi minuti si fermarono in un angolo del sottoscala che era un po' in penombra. Lui la prese per i fianchi e, tirandola verso di sé, le appoggiò il suo cazzo duro contro la pancia. Senza pronunciare una parola le alzò la gonna e le infilò la mano negli slip. A questo punto la sua mussa era così calda e bagnata che l'odore cominciava a salire attraverso gli abiti. Lui le abbassò la gonna e prese a baciarla tra le gambe mentre la sua lingua grossa e spessa si infilava dentro di lei. Quando ormai sentiva gli umori scorrerle lungo le gambe, lui si alzò bruscamente e la girò contro il muro, in pochi attimi il suo cazzo le entrò dentro. Quel gesto improvviso e inatteso le provocò un'ondata di calore che le salì fino al cervello e mentre lui le pompava il cazzo dentro, Sara sentì la sua mussa allargarsi risucchiandolo dentro di sé. Poi lui la prese per i capelli e le schiacciò il viso contro il muro. Adorava quella sensazione di piacere misto a dolore resa più intensa dal fatto di essere fottuta da un uomo di cui non conosceva neanche il suono della voce. Non passò molto tempo prima di sentire lo spruzzo di liquido caldo inondarle la schiena.
L'odore di era ormai fatto intensissimo e sembrava invadere l'intera scalinata. Sara si sentiva le ginocchia tremare e avrebbe voluto sdraiarsi. Lui la girò verso di sé e le diede un bacio sulle labbra. Poi si sentì il rumore della zip, lei alzò lo sguardo, lui le sorrise mentre prese ad allontanarsi. Per qualche minuto Sara rimase così, con la gonna e le mutandine scese alle caviglie incredula se tutto ciò fosse realmente successo oppure se si fosse trattato di una fantasia. Si portò una mano in mezzo alle gambe e sentì che era ancora bagnata. Lentamente si rivestì. Cominciava a sentirsi invasa da un sentimento di benessere misto a felicità. La rendeva contenta il pensiero che guardandola uno sconosciuto non avesse resistito al desiderio di possederla. Del resto lei conosceva molto bene quella sensazione.